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Andrea Di Bella
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Freedom24, LIBERTA' D'INFORMAZIONE
PATRIMONIALE, E CHE SARA' MAI? - di Margherita Genovese PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Di Bella   
Sabato 26 Novembre 2011 14:57

 

L'EDITORIALE

 

Patrimoniale, e che sarà mai?

 

di Margherita Genovese

 

"La patrimoniale". E' l'ultimo tabu' da cancellare, per completare la distruzione del sogno berlusconiano. Macchine, barche, case al mare e ai monti, onorari e provvigioni dei professionisti, stipendi dei giornalisti di grido, macchinari delle imprese, attivita' commerciali. Tutto fa brodo, e il totale fa la somma, nel calcolo: trema la classe medioalta, quella che gia' temeva il contributo di solidarieta', quella, per dirla tutta, che ha protestato in massa sul giornale di Belpietro, quella che non paga le tasse per quanto dovrebbe, e che tra evasione ed elusione puo' continuare a ballare anche quando e' finita la musica  senza cambiare stile di vita. Il Pdl ne ha fatto un mantra, di questa patrimoniale; forse sulla scia del suo "padre nobile" che non l'ha mai voluta prendere in considerazione. Perche' per lui, rara avis in verita', produrre ricchezza significa produrre lavoro. E i ricchi sono brava gente.

Ma i tempi cambiano, gli uomini passano, e gli spread salgono. E arriva il tempo dei professori, per i quali la ricchezza non e' un valore e va colpita, almeno per attenuarne i vantaggi all'occhio malevolo di chi non sa produrla. L' equita' tanto sospirata vuole che anche i ricchi piangano, anche se i ricchi piangono sempre, per finta. Il detto "Ddatta e chiagne" e' fatto su misura per loro, che riescono a rimanere  a galla in mezzo a qualunque tempesta. Sara' cosi' anche adesso: fatta la legge trovato l'inganno, sapranno come aggirare i controlli. Le gabelle colpiscono da sempre il popolo, la massa, i sottoposti. I gabellieri lo sanno, meglio la certezza di un punto d'Iva in più per il novanta per cento dei cittadini, che la precarieta' di una patrimoniale che puo' colpire bene solo la prima volta, perche' la seconda gli azzeccagarbugli avranno gia' affilato le armi.

Percio', cari pidiellini, non vi affannate a rincorrere la filosofia del no alla patrimoniale. Di Berlusconi dovrete fare a meno da oggi in poi. Cavalcate l'onda anche voi, per non restare all'asciutto. Buttatevi sull'equita', che e' diventata la parolina magica del nuovo corso. Ancora non si e' fatto nulla, e gia' la Merkel ci trova "impressionanti". Facciamoglielo credere.

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CARO NAPOLITANO, LA CITTADINANZA NON SI REGALA - di Mario Galardi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Mercoledì 23 Novembre 2011 17:42

 

L'EDITORIALE

 

Caro Napolitano, la cittadinanza non si regala

 

di Mario Galardi

 

Dopo essere stato, insieme ad altri, l’artefice di un velato colpo di stato, perchè occorre dirlo chiaramente, proprio di questo si è trattato l’aver costretto Berlusconi alle dimissioni, Napolitano ora vorrebbe spingere i legislatori a modificare le nostre leggi per la concessione della cittadinanza, le quali prevedono lo ius sanguinis e non lo ius soli. L’attuale legge sulla cittadinanza, che non prevede lo ius soli, non è una “follia”, caro presidente. E’ invece una norma positiva e assolutamente necessaria per l’Italia.

Si tratta di una questione vitale. Se dovessero prevalere le idee di Napolitano e di coloro che le condividono, l’Italia tra alcuni decenni sarà una nazione completamente diversa, più araba che europea, più islamica che cristiana, sarà una nazione oberata da contrasti etnici e con la prevedibile formazione di ampie sacche di resistenza, che non potranno portare a nulla di buono. Lo ius soli è applicato da quei paesi di storia recente, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Brasile, nei quali la grande estensione territoriale e il basso rapporto di abitanti per chilometro quadrato rendevano desiderata ed esplicitamente richiesta una grande affluenza di immigrati. In tale situazione, era ovvio che si concedesse la cittadinanza ai nati nel territorio.

L’Italia invece ha una storia millennaria, gli abitanti sono già sessanta milioni in un territorio di soli trecentomila chilometri quadrati, quindi con altissima densità di popolazione. La mancata crescita demografica è un falso problema. Dobbiamo metterci in testa che la crescita della popolazione, come d’altra parte quella dei consumi, non può durare all’infinito, essendo immodificabile il nostro territorio e limitate le risorse disponibili. Occorre farlo capire a tutti gli ignavi che ripetono le massime che troppi maitres a penser hanno reso di moda, e che vengono date per certe senza riflettere.

Eppure ognuno di noi sa per diretta esperienza che ci sono immigrati che, non dopo cinque ma anche dopo più di dieci anni che sono in Italia, ancora non leggono e non scrivono in italiano, parlano poco la nostra lingua, e che sono rimasti strettamente legati alla loro cultura, spesso in contrasto con la nostra. Non è razzismo, nè xenofobia, chiamare straniero uno straniero. Non è un giudizio di valore. E’ semplicemente riconoscere un dato di fatto che non può essere ignorato, nè modificato dalla bacchetta magica di una nuova legge.

Dare automaticamente e immediatamente la cittadinanza italiana a chi nasce da immigrati, che sono stranieri a tutti gli effetti, significa dare la cittadinanza a uno straniero. Significa regalare poco a poco l’Italia, anche perchè in questo modo l’affluenza legale o clandestina di extracomunitari sarà incentivata ad aumentare. Le norme per la concessione della cittadinanza esistono nelle nostre leggi, e si stanno applicando. Chi nasce in Italia ha la possibilità di diventare italiano. Non esiste nessuna valida ragione per modificare le norme in senso così radicalmente estensivo.

Chi scrive non si è mai fatto incantare dal sussiego e dalla ostentata seriosità di Napolitano. Continuiamo a ricordare che è stato comunista per quarant’anni e che nel 1956, da dirigente del partito, approvava la sanguinosa e criminale repressione della rivolta ungherese, mentre noi giovani studenti liberali manifestavamo il nostro ripudio nelle piazze. Oggi Napolitano si dimostra ancora una volta pericoloso. Ha gestito la crisi in modo forse formalmente rispettoso della Costituzione, ma ha certamente stravolto le indicazioni degli elettori, che avevano dato a Berlusconi il mandato di governare, non certo a Monti. Un giorno la storia di questo forzato cambio di governo dovrà essere scritta. Intanto vogliamo far notare che la borsa continua a scendere e lo spread a salire, eppure gli allarmisti per professione ora tacciono. Evidentemente la borsa e lo spread adesso non interessano più. Quello che interessava era togliere di scena il governo del PdL e della Lega, e in primissimo luogo Berlusconi.

Oggi l’uscita di Napolitano sulla concessione della nazionalità per nascita, non è certo casuale. Evidentemente ci sono forze che vogliono approfittare dell’apparente quasi unanimismo che esiste nel Parlamento, per metterci davanti ad un fatto compiuto, che non era nei patti. Ci auguriamo che ci sia una forte reazione nel Paese, non solo da parte della Lega, ma di tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia. E se una norma in quel senso venisse approvata, prepariamoci a chiedere immediatamente un referendum per abrogarla. Il referendum è stato utilizzato tante volte a sproposito, e per una volta sarà sacrosanto.

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